Quanto peso?

Per quanto possano sembrare uguali le scarpe da running sono tutte profondamente differenti, non basta cambiare il numero per avere una scarpa più robusta. Sicuramente una calzatura più grande, cioè di misura maggiore, pesa di più, ma in proporzione lo stesso modello su un numero più piccolo è più rigido perché queste vengono progettate con gli stessi materiali: la suola nella parte a contatto con il terreno ha lo stesso spessore per numeri diversi, così come non cambiano lacci e tessuto di rivestimento. Ma ovviamente il peso del runner che porta 39 può essere la metà di un amatore domenicale della corsa che porta 45.

Quindi, primo consiglio: i più “pesanti” devono utilizzare scarpe più robuste e modelli differenti, quasi sempre “A4”.

Come appoggio?

Questa è una questione di velocità. Infatti chi corre a 4 minuti al km utilizza il piede come se fosse il copertone di una bicicletta, cioè applica buona parte della spinta in avanti e utilizza come punto di appoggio prevalente la parte anteriore del piede o l’avampiede (le punte). Chi viceversa corre a 6 minuti a km atterra con la parte centrale o quasi posteriore del piede facendone risultare il movimento della corsa più vicina a una camminata veloce.

  • runner più “veloci” necessitano quindi di un modello di scarpa che abbia un ottimo grip al suolo, che trasmetta la spinta in avanti e che abbia un tallone poco ammortizzato.
  • I runner più “lenti” invece, hanno bisogno di un tipo molto ammortizzato per evitare contraccolpi sulla colonna e sulle ossa, in quanto il mesopiede (o il retropiede) ammortizza di per sé di meno rispetto all’avampiede. Per questi ultimi sarà fondamentale anche il tipo di mescola dotata di migliori caratteristiche di ammortizzamento: a gel o a polveri, a cuscino d’aria o a mescole speciali.

Infine, guardando il piede sul suo asse longitudinale, alcuni appoggiano sul bordo esterno (cosiddetti “supinatori”) e hanno un piede cavo, spesso accompagnato da un ginocchio varo (ginocchia distanti da loro o “da cavaliere”). Altri hanno un piede piatto, cioè appoggiano sul bordo interno del piede (cosiddetti “pronatori”), caratteristica spesso accompagnata da un ginocchio valgo (a “X”).

Attenzione però, molti pronatori lo sono non da fermi ma nella dinamica del piede, quindi durante la corsa sviluppano la tendenza a spingere con il primo dito perché in tal modo sfruttano tutta la spinta del piede. Non a caso con il passare del tempo, alcuni runner inizialmente neutri, nel tentativo di correre di più, diventano poi pronatori. Ecco quindi la necessità di cambiare scarpe.

La forma

Il pronatore avrà un collo del piede più basso ed entrerà in quasi tutte le scarpe.

Il piede del supinatore invece, con il collo alto, entrerà solo in alcune scarpe, pena altrimenti il dover correre con le stringhe lente, snaturando la forma predisposta della scarpa.

Conclusioni

Provate molti modelli di scarpe running e camminate nel negozio cercando di avere un appoggio al suolo il più possibile piatto. Ricordate che se una calzatura vi provoca fastidio nel negozio vi tormenterà già dopo pochi km di corsa.