Parlare di protesi al ginocchio per pazienti compresi nella fascia di età tra i 40- 50 anni può sembrare strano, eppure in alcuni casi ci si trova davanti situazioni così disastrate, dal punto di vista cartilagineo ed osseo, che tutti i rimedi conservativi, come fkt ed infiltrazioni, appaiono perfettamente inutili. 

Eppure in quella fascia di età sono ancora molte le attività di tutti i giorni che esigono un ginocchio in buone condizioni, come poter guidare senza dolori continui, o potersi chinare a terra senza soffrire tremendamente la risalita sulle ginocchia, per non parlare poi di quanti desiderano poter svolgere, anche saltuariamente, attività sportive come lo sci o il tennis. E’ decisamente condizionante un ginocchio malandato quando si hanno ancora tante esigenze del quotidiano da soddisfare, è per questo motivo che la protesi anche nei pazienti più giovani sta diventando la soluzione ai problemi dei ginocchi più malmessi.

Un fattore importante per le protesi nei pazienti più giovani è la durata della protesi, vediamo perché.

Situazioni complesse

Un individuo piuttosto giovane con un ginocchio in pessime condizioni avrà, molto presumibilmente, una bassa qualità della vita perchè, a lungo andare, l’arto diventa automaticamente più corto, con annessa zoppia e disturbi alla colonna, per non parlare poi dei dolori notturni. Per questo motivo una protesi di buona qualità che superi tranquillamente i 10 anni di vita può essere la scelta più giusta nei pazienti giovani.

 

Verso un ginocchio perfettamente normale!

La Smith e Nephew ha messo a disposizione una nuova tecnologia capace di superare in laboratorio perfino i 20 anni di usura: è il Verilast, in cui il femore è costruito in Oxinium (una lega di zirconio e Niobio ) e la tibia in polietilene di ultima generazione. Da circa un anno questa tecnologia è utilizzata per uno specifico tipo di protesi: la “Journey 2”, che per caratteristiche geometriche e cinetiche si avvicina al comportamento di un ginocchio perfettamente sano.

Non è un caso quindi che i primi impianti in cui stiamo adottando queste nuove tecnologie, stiano dando ottimi risultati proprio dal punto di vista delle funzionalità del ginocchio, sempre più simile ormai ad uno normale.

Attualmente questa protesi è disponibile in 2 varianti: BCS (con una camma che sostituisce i 2 crociati ) e CR (con mantenimento del crociato posteriore).  Tra gli ultimi sviluppi che vedremo probabilmente nel prossimo anno, ci saranno delle protesi in grado di mantere sia il crociato anteriore che posteriore, per rendere il comportamento del ginocchio operato ancora più simile a quello di un soggetto privo di problemi.

Con le protesi attuali i pazienti già fanno sport a basso livello, ma con queste ultime innovazioni la speranza è di arrivare al “Forgotten Joint”, cioè al ginocchio protesico che il paziente percepisce come assolutamente sano.

Naturalmente il materiale non è tutto e stiamo progredendo ogni giorno sulla via della mini invasività;
Questo significa :
1) accessi su cute e tessuti molli minimi con tecnologia che non preveda danni al tendine rotuleo e
quadiricipitale ( si usa l’accesso mini midvastus che scolla le fibre del vasto mediale )
2) non apertura del canale midollare femorale con orientamento della componente femorale con allineamento esterno e non con l’uso di un’asta dentro l’osso femorale
3) possibile futuro uso di sistemi computerizzati di allineamento o robottizzati
4) massimo controllo dei possibili sanguinamenti con acido tranexamico od equivalenti
5) eventuale ricostruzione ove possibile con mini protesi monocompartimentali

Supereremo i risultati delle protesi impiantate fino ad adesso? Speriamo, i propositi ci sono tutti!