Le tecniche usate

Ricostruzione del legamento crociato anteriore

Nella comunità scientifica non si è mai soli e molto spesso ci si confronta durante congressi, dibattiti, letture o più semplicemente in discussioni tra amici appassionati di questo tipo di chirurgia. La mia ricostruzione con il semitendinoso triplicato è un intervento che è stato perfezionato nel 2002 e da allora è rimasto sostanzialmente invariato.

Negli anni sono state portate avanti numerose ricerche facendoci giungere a conclusioni mai definitive, ma con una sempre maggiore evidenza di un avvicinamento alla verità: non arriveremo mai al mondo delle idee di Platone, ma ne siamo sempre alla ricerca. Sempre.

Meno complicanze e meno dolore

Innanzitutto, l’evidenza e l’esperienza, mia e di altri, mi ha dimostrato che l’utilizzo della fascia ischemica, utilizzata al fine di bloccare la circolazione dell’arto evitandone il sanguinamento, e che ci rendeva più facile l’intervento, era soltanto pericolosa. Abolendone l’uso abbiamo quasi completamente eliminato molte complicanze, che seppur a bassa incidenza si verificavano, come ad esempio le flebiti post operatorie. E’ intuitivo che tenere compresse arterie e vene con un manicotto alla base dell’arto ischemizza e quindi uccide, isolandoli parzialmente, i tessuti e danneggia i vasi. Questo passo, cioè evitare l’uso della fascia ischemica, ha velocizzato la ripresa post operatoria e limitato molto il dolore subito dopo l’intervento.

Maggiore stabilità del ginocchio operato

Altro aspetto importate è stato il posizionamento del foro femorale del neo crociato anteriore esattamente dove il crociato anteriore stesso nasce sul femore, oggi universalmente accettato come anatomico. Mentre diversi anni fa eseguivamo il foro femorale inserendo uno strumento di puntamento dal foro tibiale (cosidetta tecnica unitunnel), oggi l’utilizzo di una via di entrata artroscopica accessoria antero infero mediale (far medial) ha reso più semplice la via d’accesso per la ricostruzione del crociato. Questo approccio, oltre a consentire un più preciso posizionamento del foro femorale sul condilo laterale con precisione millimetrica, ha migliorato notevolmente la stabilità del ginocchio operato grazie alla posizione più laterale del foro anatomico, che consente un maggiore controllo delle rotazioni da parte del neo crociato anteriore (l’annullamento del cosiddetto pivot-shift).

Ancora, abbiamo cambiato il sistema di ancoraggio del legamento crociato dal rigid-fix (due chiodini in acido polilattico) ad un sistema in sospensione tipo X-Button (o endo-button a seconda delle ditte produttrici) con un aumento della resistenza massima. Questo ha consentito carichi maggiori nella prima fase della riabilitazione e maggiore sicurezza di tenuta nei soggetti più pesanti.

Il trapianto, fissato adesso nell’osso femorale con una profondità di 2 cm anziché 2,5, può più spesso essere un semitendinoso quadruplicato con maggiore robustezza (il 280% del crociato originale).

Riduzione della degenza post operatoria

Per concludere, facendo tesoro di queste sostanziali modifiche, la degenza post operatoria è scesa a poche ore e ha consentito un intervento che richiede una sola notte di degenza in ospedale.

In sostanza tante piccole variazioni, ma un risultato sempre più affidabile e validato da tanti lavori scientifici internazionali che certificano questa tecnica come sicura.