Partiamo dal legamento crociato, quanto sono frequenti nuove necessità chirurgiche dopo un intervento di ricostruzione del crociato anteriore?

Qualche tempo fa un famoso calciatore postò sui social un video in cui il giorno dopo l’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore palleggiava su una gamba sola…quella operata!

Quello stesso calciatore, dopo soli 5 mesi, aveva già subìto nuovamente la rottura del suo neo legamento crociato anteriore.

Oggi troppo spesso una riabilitazione molto aggressiva mette a rischio i risultati degli interventi stressando troppo l’attecchimento del neo legamento che si stacca o si rompe.

Se invece si lascia respirare il trapianto, come abbiamo visto nell’approfondimento su quali sport praticare dopo la ricostruzione del LCA sappiamo che tra le 6 e le 8 settimane dall’intervento l’attecchimento è completo.

Uno studio americano su migliaia di pazienti operati aveva scoperto una media di circa il 10 % di nuovi interventi al ginocchio negli stessi pazienti già operati.

Esaminando bene questa statistica circa il 5% dei pazienti veniva operato al ginocchio controlaterale, segno questo di una predisposizione alla rottura o di un tipo di allenamento che non proteggeva ma anzi metteva a rischio le ginocchia.

In che modo? Spostando il rapporto estensori-flessori a favore dei primi, potenziando troppo il quadricipite.

Molti dei re-interventi sono per i menischi. Spesso si tratta di meniscectomie troppo conservative che, nel tentativo di lasciare quanta più superficie protettiva meniscale possibile, se ne lasciava poi una parte destinata al fallimento.

La ricostruzione del crociato difende i menischi evitandoli stress eccessivi mentre il sanguinamento durante l’intervento apporta un coagulo che come una colla dovrebbe saldare le lesioni soprattutto periferiche.

Non sempre però questi tentativi riescono.

Altro motivo di re-intervento sono le riparazioni meniscali e le suture. Anche qui spesso si tenta di salvare il menisco per rallentare l’artrosi ma con risultati positivi inferiori al 50%.

Va da sè che quando una riparazione non funziona bisogna fare una artroscopia con meniscectomia.

Ultimo motivo di re-intervento sono le rigidità che necessitano di una artroscopia per liberare l’articolazione, cosa che oggi succede molto raramente.