“Dottore, quando potrò indossare i tacchi dopo un intervento di chirurgia del ginocchio?”

E’ una delle domande più frequenti che le pazienti donne mi rivolgono in prossimità di un intervento, e, più in generale, se i tacchi sono nemici delle ginocchia.

Bisogna partire dal presupposto che di per sé la presenza di una scarpa alta posteriormente non dà problemi ad un ginocchio.

Poggiando più in alto il tallone infatti, il principale effetto è quello di accorciare e quindi de-tendere il polpaccio, e allo stesso tempo, vista la posizione, la paziente può avere la tendenza a camminare con il ginocchio lievemente flesso.

I legamenti collaterali del ginocchio in flessione si de-tendono leggermente ed il ginocchio va in posizione di riposo diminuendo la compressione sulle cartilagini femoro-tibiali.

Sulla rotula invece il carico di lavoro aumenta grazie alla flessione del ginocchio ed ecco quindi che chi soffre di condrite femoro-tibiale si trova a soffrire un po’.

In fase di riabilitazione, dove è necessario riportare il ginocchio alla completa estensione, cioè totalmente dritto, i migliori ortopedici del ginocchio vietano i tacchi per evitare che le pazienti camminino a ginocchio flessola cosa più importante è l’estensione che dopo un intervento si può perdere anche in pochi giorni di atteggiamento viziato.

Le ginocchia “recurvate“ cioè che vanno indietro in massima estensione, trovano giovamento dai tacchi che le costringono a una estensione meno forzata e più naturale.

Cosa spinge molti ortopedici quindi a vietarei tacchi?

Verosimilmente la paura dell’instabilità che può essere legata alla bella calzatura italiana dal tacco sottile.